Unveröffentlichte Rede von Claudio Guarda Locarno zur Ausstellung von Evi Kliemand in der Galleria Arte Moderna Ammann Locarno 2002:
Evi Kliemand alla Galleria AMMANN 2002
C'è chi disegna o dipinge per construire un'immagine (e di norma in pittura le cose vanno così); c'è chi disegna o dipinge non tanto per arrivare a costruire un'immagine, ma per vivere un processo, per immergersi in un fare, per affermare il valore di un'indea o dí un concetto. Ai primi ciò che maggiormente interessa è l'esito pittorico a cui si arriva, ed il processo è l'inevitabile percorso per arrivarci; per i secondi la cosa va rovesciata. Facciamo alcuni esempi storici che non hanno direttamente a che fare con quanto avviene qui oggi ma che servono a chiarire:
Mondrian-Matisse: mutano i colori, spostano i pesi, modificano le forme; processo lento, cadenzato, riflessivo, pausato: finalizzato a un esito pittorico Pollock-Fontana: immersione, action-painting o repentinità del gesto: ciò che conta è il tuffarsi dentro un fare o ribadire l'importanza e il significato di quel gesto.
La pittura della Kliemand appartiene senz'altro di più a questo secondo momento, ma alla fine si deposita in forme che attingono anche al pittorico. È senz'altro un processo che si realizza nel fare, nell'immergersi in qualcosa anche di liquido per riviverlo facendolo, ma è al tempo stesso qualcosa che alla fine conclude con un 'immagine che ha una sua completezza di pittoricità. Cerchiamo di ricostruire questo suo percorso.
Chi ha visto l'esposizione della Kliemand a Casa Rusca (1994) avrà subito notato come abbia ridotto qui ridotto molto la complessità della composizione e messo in ombra l'espressività del gesto, per lasciare crescere dall'interno della pittura queste forme organiche, elementari e trasparenti, suggerite anche dal fatto che lavora al suolo con colori molto liquidi, che sulla tela vi sono impronte di mani e piedi. Acqua, sassi, greti, alberi, cieli, la natura, il cosmo: è chiaro che questa pittura si alimenta di ciò che precede il momento prettamente pittorico, vale a dire il rapporto con l'ambiente in cui si vive, con lo spazio cosmico di cui noi siamo parte. Acqua, terra, sabbia, sole, luce… sono gli elementi che formano il mondo e danno vita al mondo.
Lavorare con queste cose e su queste cose, dentro questo cose, quando si fa pittura, vuol dire vivere in parallelo con il processo vitale, utilizzare le stesse cose, le stesse energie, le stesse molecole (noi siamo fatti della stessa materia del mondo) per dar vita a un duplice parallelo processo creativo, vuol dire respirare e dipingere con il respiro del mondo, in sintonia con il ritmo del mondo.
Ne è una prima spia il ritmo della pittura che è parallelo al ritmo alla vita: pensiamo al battito cardiaco, al frangersi delle onde su una spiaggia, ai colpi che ritmano la pittura.
Arte non quindi come processo per ripresentare sulla tela il mondo nella sua forma esterna, ma arte come processualità di vita, come atto di sintonizzazione con il mondo, come affermazione di un concetto o di un modo di vivere, come processo rituale o iniziatico che ci porta a rivivere in noi un accordo. Dipingere è come rivivere in altra forma il processo di avvicinamento e di immedesimazione con la natura. Detto diversamente: il far pittura come atto di creazione parallela e sinergetic, simbiotica con il mondo di cui facciamo parte.
Addirittura: La pittrice in certi momenti si cala dentro la tela, sopra la tela, usa il suo stesso corpo come strumento che crea il segno o lascia la sua impronta dentro questa creazione di un nuovo mondo, che non è alternativo a quello che noi vediamo ogni giorno, e neppure imitativo, ma attraversativo.
Alberi, monti acque, fiumi, sassi si leggono ancora, ma diventati permeabili l'uno all'altro, come tutto ciò che entra inconsapevolmente nel nostro campo visivo, c`è ma non c'è, vive anche saper di vivere, tutto diventa una sola cosa, senza identità Né coscienza di esistere, tutto c`è perché c'è. È quello che la Kliemand chiama il metabolismo del mondo.
La pittrice spinge talmente avanti lo scardinamento delle categorie logico-razionali della rappresentazione (e della cultura classica), da annulare le distanze, ad azzerarare la divisione tra ciò che è dentro l'io rispetto a ciò che gli sta fuori, in altre parole tra soggetto e oggetto.
Il processo creativo è dunque la ricerca di una consonaza con il mondo che viene atraversato e ridato in altra forma sulla tela, il prolungamento della sua una risonazna interiore, come accordo cercato in cui ci si lascia andare e di cui ancora non si conosce l'esito pittorico mentre lo si fa e vive.
Il parte
…e non per nulla ricorro a parole dell'ambito musicale come ritmo, accordo perché la pittura della Kliemand si risolve proprio in un'immagine pittorico-musicale. Se a livello di contenuti, il concetto di fondo è l'assunzione della nostra totale cosmica appartenenza al mondo e viceversa, il nostro continuo perenne ciclico interscambio che si manifesta nella pluralità delle nostre anime… minerale-vegetale-animale-razionale a livello di qualità formali della pittura è la libertà compositiva, ritmica e cromatica a sorprendere. Quello che colpisce è la trasparenza dei colori che deve arrivare fino al fondo della tela lasciando intuire i passaggi intermedi tra superficie e profondità. Come quando guardiamo un'acqua corrente per cui vediamo la superficie del fiume ma ne intravediamo anche il fondo: noi vediamo le due cose simultaneamente pur nelle fisicità dell'elemento acqua.
Silenzio-Trasparenze
Ma se questo vale soprattutto per questa sala (in Gallerìa), quando ci spostiamo di là i colori si fanno più ombrosi e notturni; qui predomina la trasparenza dell'acqua e del cielo che atraverso monti, laghi, colline e alberi; là i colori della terra e della notte che pure sono parte fondante e ineludibile della nostra vita. Le sue immagini diventano allora una sorta di condensazione libera e ariosa, di tutto ciò che passa nel vissuto: testimonianza e memoria, oltre che della corporalità, anche della spiritualità dell'uomo, della sua dimensione visionaria e del suo bisogno di vivere in armonia profonda con il respiro del mondo: un respiro che è anche minacciato dall'insipienza umana come manifestano toni cupi e notturni.
Claudio Guarda 7. 9. 2002 Locarno